Il “serpente” dell’Ombrone

Articolo apparso sulla rivista “I misteri” Anno V, numero 32 del 1999

Nel passato quest’animale (il serpente, n.d.r.) è stato spesso legato alla luna. È infatti mutevole, scompare e ricompare, cambia pelle rigenerandosi. È stato pure messo in rapporto col ciclo mestruale: i rabbini insegnavano che le mestruazioni avevano avuto origine dalle relazioni di Eva col serpente.

Anche il legame con le acque è antichissimo ed è unito alla simbologia terra-umidità-fertilità. Lo si ritrova in Egitto, in Grecia, in India, in Australia e in America, dove gli indiani Pueblo praticano la “Cerimonia del Serpente” per propiziare la pioggia, maneggiando con disinvoltura rettili velenosi.

IL SERPENTE DELL’OMBRONE

Una strana raffigurazione rupestre di un serpente è stata rinvenuta nella provincia di Pistoia, in una zona impervia presso il fiume Ombrone. Il ritrovamento si deve al Circolo Mineralogico Geo-paleontologico Pistoiese, e più precisamente al socio Simone Fagioli, che ha pubblicato nel 1991 una relazione. Il rettile è scolpito su un grosso blocco di arenaria circondato dall’acqua: è lungo oltre tre metri e largo venti centimetri. La raffigurazione è antica, ma è stata esorcizzata in epoca imprecisata con una croce scolpita sulla testa. Nei pressi si trovano i resti di una cappellina, che doveva racchiudere un’immagine sacra atta a preservare i viandanti dall’influenza malefica del rettile.

Il rettile raffigurato presso l’Ombrone

Questo serpente potrebbe forse essere collegato al culto di Mitra, religione misterica di provenienza orientale che ebbe ampia diffusione in Italia tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C. Alla base dei riti era la credenza che il dio, dopo aver stretto un patto di alleanza col Sole, avesse sgozzato il toro, simbolo della vita, per allontanarlo dal Male. Dal sangue dell’animale moribondo nacque la vite, dal suo midollo il grano, dal seme gli animali utili. Lo scorpione e il serpente cercarono di contrastare la dispersione di questi elementi vitali, ma inutilmente. Alla fine Mitra e il Sole festeggiarono la vittoria con un banchetto, poi ascendevano al cielo.

Il rettile raffigurato presso l’Ombrone ha la testa rivolta verso il sole nascente e sotto di essa è incisa una specie di scala con otto gradini, che sembra alludere ai sette gradi dell’iniziazione ai misteri mitraici, più l’ottavo che rappresenta il congiungimento con la divinità solare. Ma quest’ultimo gradino era anche legato al dio Crono, il Saturno dei romani. Non a caso, nella zona vi è un paese chiamato Saturnana. Ai piedi del masso di arenaria vi è un secondo blocco che dovrebbe essersi staccato dal primo. Su di esso sono scolpite, in rilievo, due linee parallele, una delle quali con una semisfera. Doveva trattarsi di una sorta di percorso per un raggio di luce filtrante tra la vegetazione in un giorno particolare dell’anno (forse il solstizio invernale, legato a Mitra).

Probabilmente ci troviamo di fronte a un luogo di culto solare, con un santuario all’aperto, assai diverso dai mitrei, che sono simili a grotte, ma anch’esso legato a un culto solare.

I SERPARI DI COCULLO

In Italia esistono ancora sopravvivenze di un antico culto del serpente a Cocullo (L’Aquila). Questo paese è noto proprio per uno dei riti più singolari e misteriosi che si conoscano, quello praticato dai “serpari” il primo giovedì di maggio, durante la festa di San Domenico di Sora, monaco dell’XI secolo. Viene portata in processione la statua del santo, cui sono attorcigliati numerosi serpenti vivi, mentre altri sono maneggiati con notevole dimestichezza dalla popolazione locale.

I “serpari” si dedicano alla cattura delle serpi nelle prime giornate primaverili di sole, quando i rettili sono ancora mezzo addormentati. Vengono presi soprattutto gli innocui cervoni, ma anche i saettoni, detti “serpi lattarine” perché si ritiene che succhino il latte agli animali, e varie altre bisce. Sono poi conservati in vasi di terracotta o sacchetti di pelle fino al giorno della festa, quando vengono offerti al santo.

San Domenico di Sora è considerato il protettore contro i morsi dei cani rabbiosi e dei serpenti velenosi, soprattutto vipere e aspidi, che abbondano nella Marsica. Questo suo potere miracoloso è in relazione con un episodio secondo cui avrebbe trasformato col suo bastone delle serpi in pesci. In realtà, come è accaduto più volte, il santo ha assunto il ruolo di una divinità pagana: con molta probabilità della dea Angizia, raffigurata come una donna che tiene un serpente nella mano sinistra. Una sua statuetta è stata rinvenuta nel lago Fucino e Virgilio ricorda la presenza di un nemus sacrum, cioè un bosco sacro a questa divinità, nei pressi del lago. Questa antica signora dei rettili deve essere equiparata alla Bona Dea romana, nel cui tempio venivano allevati serpenti domestici.

Un altro mito, riportato dal grammatico Servio (V sec. d.C.), vuole che Medea, la maga che aiutò Giasone nella conquista del vello d’oro, dopo aver abbandonato la Colchide, fosse giunta presso il Fucino, dove avrebbe insegnato ai locali i rimedi contro il morso dei serpenti.