Pellegrini, ospizi e santuari

di Amelio Bucciantini

Nel Medioevo il pellegrinaggio era il viaggio di devozione verso i principali santuari: un viaggio segnato e sperato da lungo tempo, un’occasione per conoscere qualcosa di nuovo – luoghi, costumi, usanze, città – nonché per favorire scambi commerciali e culturali. Infatti, presso i santuari di Francia e Spagna – San Giacomo di Galizia, la Beata Vergine di Guadalupe, Mont-Saint-Michel ed altri santuari minori – venivano organizzate fiere e si coglieva l’occasione anche per divertirsi.

La strada principale che conduceva ai celebri santuari di Francia e Spagna era la Via Francigena, oppure la Via Romea per quei pellegrini diretti a Roma o in Terrasanta.

Esistevano pellegrini che viaggiavano verso i vari santuari francesi e spagnoli per espiare alcune colpe commesse, talvolta anche gravi. Altri pellegrini si dirigevano ai santuari per conto di persone troppo malate per affrontare il pericoloso e lungo viaggio.

Preferibilmente, i cittadini di Pistoia e di tutto il contado partivano verso Santiago di Compostela il 2 febbraio, festa della Presentazione al Tempio, meglio conosciuta come “Candelora”.

LA PARTENZA DEL PELLEGRINO VERSO I LUOGHI SACRI

Il pellegrino, prima di partire, si recava dal vescovo, al quale affidava la somma di denaro ritenuta necessaria ad assicurare il benessere della famiglia durante la sua assenza (il viaggio da Pistoia a Santiago di Compostela, in Spagna, durava sei mesi all’andata e altrettanti per il ritorno).

Poi, davanti a un notaio, faceva testamento, poiché poteva morire lungo il viaggio.

Il giorno della partenza, in chiesa, veniva celebrata la messa, alla quale assistevano i parenti, gli amici e i conoscenti. Successivamente il sacerdote benediceva il bordone (bastone), la scarsella (borsa per documenti e denaro), il galero (cappello a tesa larga), la tunica e la pellegrina (mantello per ripararsi dalla pioggia e dal vento).

SALVACONDOTTO DEL PELLEGRINO

Il vescovo pistoiese rendeva noto che il pellegrino si allontanava dalla patria «per visitare il sacro corpo dell’apostolo Giacomo il Maggiore, che si conserva a Compostela, in Galizia, e viene venerato con la massima devozione dai fedeli. Si raccomanda il pellegrino alla carità cristiana affinché gli vengano alleviate le difficoltà del cammino».

I CAVALIERI TEMPLARI O CAVALIERI DEL TEMPIO

(Ospitalieri)

Per ordine di san Bernardo da Chiaravalle, intorno all’anno Mille, fu fondato un ordine monastico-militare con lo scopo esclusivo di proteggere i pellegrini diretti in Terra Santa.

Il re Baldovino I di Gerusalemme ospitò questo nuovo ordine nella parte orientale del proprio palazzo, costruito sulle rovine del tempio voluto dal grande re Salomone. Da questo luogo gli appartenenti all’ordine presero il nome di Templari.

Le regole di questo antico e vitale ordine furono sancite dal Concilio di Troyes (Francia) nell’anno 1128.

I Templari facevano voto di castità e, pur essendo laici, obbedivano al Gran Maestro. Vestivano una cappa bianca con una croce rossa e si dividevano in cavalieri, cappellani, artigiani e sergenti.

L’antica strada raggiungeva Le Grazie e Pitornecca, risalendo poi verso Batoni in Pallareccio (località o borgo oggi scomparso), dove, fino al 1250 circa, esisteva un castello vescovile – che dominava la Valle dell’Ombrone e la Valle del Reno – una chiesa ed altre costruzioni adibite all’alloggio di poveri e pellegrini.

In questa località affluivano viandanti e pellegrini provenienti da S. Mommè e Savaiana. Gli abitanti di queste località, soggette alla Pieve di San Giovanni Battista, in occasione di particolari feste religiose scendevano, con solenni processioni, ad onorare la Pieve e il Battista, profeta e precursore.

La strada, in gran parte ancora oggi esistente, scendeva nella valle del fiume Reno in località Le Panche e, bordeggiando il fiume, raggiungeva Pontepetri, Bardalone, Maresca, Gavinana e San Marcello, risalendo poi verso la Pieve di Lizzano (Litana), varcando il passo della Croce Arcana o quello della Calanca, nei pressi dell’alpestre Lago Scaffaiolo, fino a raggiungere l’importante e grandioso ospizio di Fanano, in Emilia.

L’ospizio era costituito generalmente da una chiesa, un refettorio comune, cucine e stalle per alloggiare cavalli, muli ed asini. Altri locali erano adibiti all’alloggio dei pellegrini e dei poveri; ambienti più decorosi erano invece riservati agli ospiti di rango.

L’antica strada medievale che passava da Saturnana, località vicina alla Pieve, risalendo l’Appennino, raggiungeva Lizzano (Litana).

OSPIZI IMPORTANTI NEL TERRITORIO PISTOIESE

Spedaletto, l’antico Pratum Episcopi, sulla via della Sambuca.
Pistoia: ospizio di San Paolo, presso l’omonima chiesa. Ospedale della Croce Brandegliana, gestito dai Cavalieri del Tau o Fratelli Ospitalieri, diretti antenati degli eroici Cavalieri di Malta, fedelissimi difensori della cristianità. Ospizio di Fanano, in Emilia. Ospizio di Altopascio (Lucca), lungo la Via Francigena o Via Romea, capace di ospitare migliaia di pellegrini e viandanti.

La struttura ricettiva, nei secoli XII, XIII e XIV, di un ospitale (ospizio) era costituita da una comunità del luogo attraversato da una delle vie di pellegrinaggio, con l’importante presenza dei Fratelli Ospitalieri, laici votati alla castità e alla povertà, che dedicavano l’intera esistenza alle opere caritative.

Essi erano guidati da uno spedalingo, responsabile della gestione dell’intera comunità ospitaliera.

Gli ospitali o spedali sorsero lungo questa antichissima e importante strada altomedievale che, da Pistoia, risaliva verso Saturnana, dove la Pieve intitolata a San Giovanni Battista – forse la più antica del territorio pistoiese – accoglieva pellegrini, poveri e viandanti diretti a Roma, a Santiago o ad altri importanti santuari europei.

Questa strada attraversava i più antichi centri dell’Appennino tosco-emiliano e consentiva di valicare agevolmente la catena montuosa attraverso i celebri passi della Croce Arcana e della Calanca, nei pressi del Lago Scaffaiolo, per raggiungere il grande ospizio di Fanano, in Emilia.

Lungo questo percorso di pellegrinaggio sorsero numerosi luoghi di sosta: ospizi (hospitalia), locande e conventi.

Sui monti dell’Appennino tosco-emiliano sorsero Spedaletto (Pratum Episcopi) e l’Ospedale della Croce Brandegliana (Prunetta), dove i Cavalieri del Tau o Ospitalieri, oltre a ospitare, curare e rifocillare i pellegrini diretti a Roma o a Santiago, svolgevano anche il difficile compito di proteggere la vita e i pochi averi dei viandanti dagli assalti dei banditi, che infestavano non solo la Via Francigena ma anche i numerosi sentieri appenninici.

Uno di questi sentieri, o diverticoli – probabilmente ricalcato in parte su un’antica pista etrusco-romana – assunse, dopo l’anno Mille, grande importanza grazie ai facili valichi dell’Appennino, permettendo di raggiungere la Pianura Padana e i passi alpini verso la Francia con minor dispendio di energie.

L’antica strada medievale partiva da Pistoia (Pistoria), raggiungeva la località di San Giorgio, dove sorgeva una modesta chiesa, proseguiva verso Gello, attraversava l’antico ponte, ancora ben conservato, sul fiume Vincio di Brandeglio, toccava l’attuale Rastellino, fiancheggiava il fiume Ombrone e risaliva verso Lizzanello (Lidius), guadando il fiume Piestro, affluente dell’Ombrone.

Proseguiva poi inerpicandosi attraverso secolari castagneti e si dirigeva verso Saturnana e l’antichissima Pieve di San Giovanni Battista, passando per la località Fontana (Ghisi).

Raggiunta la Pieve di San Giovanni Battista, sovrastata dall’altissimo campanile con funzione di torre di guardia, sopraelevato nel Quattrocento fino a un’altezza complessiva di circa 27 metri, la notevole imponenza della torre campanaria – unica nel territorio montano pistoiese – testimonia l’importanza storico-religiosa